Parigi cresce sempre meno, perciò ora Bruxelles si scopre pragmatica

Più che la verve socialista del presidente della Repubblica, François Hollande, per mitigare certi eccessi della politica d’austerity europea poterono forse i dati statistici. Ieri è arrivata infatti un’altra certificazione della frenata dell’economia francese: il pil di Parigi è sceso dello 0,3 per cento nel quarto trimestre 2012, peggio delle attese, portando quindi a una crescita complessivamente nulla nell’anno che abbiamo alle spalle. Nel 2013 la crescita attesa dello 0,8 per cento non è più scontata, per questo il governo da ieri ha messo ufficialmente in dubbio il raggiungimento di un rapporto deficit/pil del 3 per cento entro l’anno.
10 AGO 20
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Più che la verve socialista del presidente della Repubblica, François Hollande, per mitigare certi eccessi della politica d’austerity europea poterono forse i dati statistici. Ieri è arrivata infatti un’altra certificazione della frenata dell’economia francese: il pil di Parigi è sceso dello 0,3 per cento nel quarto trimestre 2012, peggio delle attese, portando quindi a una crescita complessivamente nulla nell’anno che abbiamo alle spalle. Nel 2013 la crescita attesa dello 0,8 per cento non è più scontata, per questo il governo da ieri ha messo ufficialmente in dubbio il raggiungimento di un rapporto deficit/pil del 3 per cento entro l’anno. E anche la Germania, cioè la locomotiva d’Europa, nel 2012 è cresciuta dello 0,7 per cento, figurarsi gli altri vagoni del treno-euro.
Questi numeri segnano probabilmente una svolta: se anche le due prime economie della zona euro rallentano, ciò non vuol dire che il rigore fiscale sia da cestinare di punto in bianco – siamo pur sempre in una crisi nata anche da un eccesso di debiti pubblici e privati –, ma significa che l’austerity va diluita nel tempo e affiancata da altre misure di bilanciamento all’interno della moneta unica. Alcuni analisti avevano previsto negli scorsi mesi che l’enorme influenza di Berlino, esercitata in tandem con una Parigi solo apparentemente in buona forma, avrebbe subìto un contraccolpo nel momento in cui uno dei due pilastri della moneta unica fosse entrato in crisi. A questo punto appare meno casuale il fatto che, in contemporanea con il netto rallentamento della Francia, la Commissione europea abbia scritto ai ministri delle Finanze dell’Ue per sottolineare che è pronta a concedere più tempo per l’opera di risanamento fiscale. L’Italia, che più virtuosamente di Parigi dovrebbe raggiungere già nell’anno in corso il pareggio di bilancio strutturale, dovrà fare tesoro – responsabilmente – di questo pragmatismo redivivo.